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''E dimmi, amico mio,
che son quelle gemme
sparse nel serico
abbraccio della
Notte?''

''Sono i fuochi di
Nabron, mia diletta,
sono la promessa
che seduce, l'invito
suadente e garbato,
il preludio alla
vicenda''
- A. Negrini,  
«I fuochi di Nabron» 
La Libera Città di Valir
... ''Bisogna che tutto cambi, perché tutto resti uguale'' ...
Lunga e travagliata è la storia della nobile città di Valir, definita da molti «la Perla dell'Indramir». Situata alla foce dalle acque del bel fiume Arghid, nel punto in cui questo si getta nel tempestoso Oceano dei Tritoni, Valir è un importante fulcro commerciale e politico: la capitale amministrativa di un territorio ricco di risorse, ma anche di contraddizioni.
  Stemma del Patriziato di Valir
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Stemma del Patriziato di Valir
Grafica di A. Negrini (© 2010)

Soggetta al regime oligarchico dei Patrizi – guidati a loro volta dallo scaltro Janus – la città gode da decenni di una considerevole agiatezza che si riflette nell'eleganza dei suoi palazzi e dei suoi ricchi templi, così come nell'austera impo­nenza delle sue fortificazioni.

Una nutrita guarnigione, suddivisa in più contingenti autonomi – uno in ragione di ciascuna delle sette contrade storiche e delle altrettante porte civiche – si occupa di garantire la sicurezza quotidiana. Le milizie locali s'ingegnano di fare altrettanto nelle zone rurali circostanti, fronteggiando banditi e predoni, pur con alterne fortune.

È alla nobiltà di spada e alla ricca borghesia mercantile, tuttavia, che il governo dei Patrizi si affida in caso di guerra, imponendo ai maggiorenti di Valir di addestrare e mantenere a loro spese l'elité combattente – cavalieri, picchieri e arcieri, ma anche marinai e nocchieri per la sua importante flotta – che serviranno a conservare il primato della Perla dell'Indra­mir su coloro che ambirebbero ad incrinarne il potere.

L'esperienza, nondimeno, insegna che il vero pericolo alla stabilità di un governo proviene dall'interno, motivo per cui i Patrizi hanno da tempo istituito la Compagnia degli Onesti, dietro la cui rassicurante facciata filantropica si cela un organismo di polizia politica destinato ad indagare sull'insorgere di oppo­sizioni clandestine e aggregazioni sovversive ricorrendo, non di rado, a metodi quantomeno discutibili, se non proprio criminali.

Questa collezione conta 1 solo pezzo
Bibliografia e fonti
Negrini, Alessandro. I fuochi di Nabron. Milano: Lulu.Com, 2009. ISBN 978-1-4092-7004-1.
Gung-ho Profilo
16 (32)

Schieramento eterogeneo organizzato su base gerarchica in relazione alle contrade ci­viche, ovvero ai fondi territoriali che fanno capo alla nobiltà di spada. Ne deriva una sen­sibile varietà sia in termini di addestramento che di mezzi, partendo dalla semplice milizia armata (es. la guarnigione di Osrid) sino all'elité di veterani professionisti (es. le forze di stanza presso il Palazzo degli Inganni).

Forte movente associato alla difesa del territorio, almeno sinché si combatte entro i con­fini dell'Indramir, con remore etico-cavalleresche per quel che concerne gli esponenti dell'aristocrazia di vecchia data. Buona disponibilità di risorse legate alla rete logistica esistente sul territorio, anche per mezzo di collegamenti via fiume. Al crollo del morale, non sono insoliti i fuggitivi e gli imboscati, ma il tradimento è si profila solo nel caso di antiche faide e rivalità socio-politiche.
Torre di Griggeraght [A03]   Torre di Griggeraght
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Modello realizzato, dipinto e
fotografato da A. Negrini (2008)
(IndVal.100.0.01)

"La torre di Mastro Griggeraght è un mistero d'ingegno che va af­frontato con la giusta pazienza, dando agio alla mente di affinare i propri intimi meccanismi. Da ciò si evince come il Tempo sia il presupposto naturale per la scoperta intellettuale, in un equo paral­lelismo tra Orologio – macchina d'ammirevole fattura – e Ragione"

(Arsaigh il Grigio, 432 CdR)

Edificata oltre più di due secoli or sono (227 CdR) nel Borgo Nuovo di Valir ad opera dell'omonimo Maestro della Gilda degli Ingegneri e ca­ratterizzata da un orologio meccanico di raffinato progetto nanico, la torre rappresenta un elemento d'interesse per curiosi ed accademici che giungono sin dal Ducato di Yarr e oltre per studiarne la concezione e la fine meccanica interna.

Adibita ad osservatorio e punto di segnalazione durante gli anni tra­vagliati della Transizione, la torre fu ben presto restituita al suo ruolo originario, superando indenne il periodo più caldo dell'ascesa al potere dei Patrizi, nonostante le pulsioni rinnovatrici delle nuove clientele, ansio­se di procurarsi terreni edificabili entro la cerchia muraria.
Note
Torre di quattro piani con scala interna e sommità scoperta (ogni piano accoglie massimo 2 elementi; l'uso della scala richiede 1 Trn ad un solo elemento per volta) riparata da una spalletta in legno (VR 6; Aff 6). Unico ingresso chiuso da una porta in quercia rinforzata (VR 20; Aff 8). Mura in granito dei Picchi (VR 36; Aff 9) con feritoie su ogni lato (contano come bersaglio molto piccolo, impedendo agli occupanti il tiro entro 1 U.n. dalla base). Dimensioni al vero 8x8x24 cm.
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