Il termine
dado deriva dal latino «datum», col significato di «cosa data, gettata». E la
sorte dei dadi e', per l'appunto, quella di essere passati di mano in mano, scagliati con rabbia
o lanciati con eleganza, nel corso di giochi di varia complessita'. Inevitabilmente, la storia dei
dadi s'intreccia a quella dell'
azzardo - termine arabo, stavolta, che richiama gli esiti
incerti della casualita', coi suoi doni inattesi ed i suoi pericoli.
I due concetti si fondono nuovamente nell'antica cultura romana, in cui il dado viene detto
alea, parola da cui si e' originato il termine moderno aleatorio - ossia, legato
ai capricci della Sorte. Soltanto il dado in se' e' rimasto identico a se stesso nell'arco dei
secoli, pur adattandosi ai costumi ed alle mode, moltiplicando il numero delle proprie facce
ed abbandonando, infine, il tavolo verde per accompagnarsi alla narrazione fantastica.
Com'e' naturale, i membri del Circolo di Khandras non si sottraggono al fascino che
questi piccoli gioielli variopinti, questi silenziosi messaggeri della Casualita' sanno esercitare,
ma si dedicano, per contro, alla ricerca dei giochi piu' antichi ed inusuali, condividendo - per
l'appunto - il gusto dell'«alea» gia' noto ai legionari di Traiano cosi' come agli antichi sovrani
asiatici.