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Il futuro a testa in giu'
Un riflessivo editoriale autunnale per segnare il punto in una temperie di mutamenti, speranze ed aspettative.
di Alessandro Negrini (scritto il 07/11/2008)
E' buffo constatare come, col trascorrere degli anni, i miei ritmi di vita e la mia propensione alla
procrastinazione vadano sempre piu' assimilandosi a quelli di uno fra i miei beniamini di sempre,
nell'universo del fumetto italiano - il bonelliano Martin Mystere, vorace bibliofilo e perennemente in
ritardo sulle consegne.
Nella realta' dei fatti, quello dello scrittore non e' il mio vero e proprio
mestiere, ma mi piace pensare che l'esistenza ci abbia foggiati a somiglianza delle pietre preziose
- con molteplici sfumature, a seconda di come batte la luce - anziche' delle monete - coniate in
serie, con due sole facce, anno e numero di serie bene in vista.
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Il che, oltre a ribadire la mia annosa antipatia per le etichette di cui vanno ghiotti pennivendoli
e fabbricanti di opinioni - «ingegnere», «studente», «giovane», «pensionato» ecc. - riconduce
l'attenzione sull'individuo e sui suoi talenti, secondo una visione di certo non olistica della societa' e delle sue singole parti.
Una visione diversa, ribaltata e forse insolita. Una prospettiva «a testa in giu'».
Stando all'interpretazione classica, il dodicesimo Arcano nei tarocchi corrisponde alla figura dell'Appeso; questo
dodicesimo numero di Koine', pertanto, si apre con un patrono d'eccezione, quantomai adatto ad incarnare il senso di perplessita' -
se non di vero e proprio sgomento - alle soglie di un'epoca di trasformazioni.
Osservati attraverso l'inattendibile specchio dei media, questi sono i giorni della crisi, del precariato, della cupa incertezza.
Compiaciuto e sereno, coi denari che gli piovono dalle tasche, ecco che l'Impiccato si propone come una guida in questa
temperie di mutamenti, palesandoci l'idea che ad eventi eccezionali segua un'eccezionale capacita' di reinventarsi, ritrovando
il bandolo di una matassa assai ingarbugliata.
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«L'Appeso» Foto di A. Negrini (© 2008)
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In base alla Cabala, la lettera ebraica corrispondente all'Appeso e' «mem», che il Sepher Yetzirah ricollega all'acqua. Acqua che scorre,
a simboleggiare il fluire degli eventi, ma anche sangue della terra, fonte e veicolo di nuova vita, in un inconsueto battesimo alchemico.
Dall'alto del suo privilegiato - ancorche' scomodo - punto di vista, il nostro Impiccato abbraccia la prospettiva d'insieme con insolito
ottimismo e vede lontano, oltre le nubi ed il gran polverone mediatico suscitato da chi, bene o male, campa vendendo sensazioni da prima
pagina.
Cullato dal capriccioso vento della Fortuna, sorride serafico e progetta il suo futuro, accogliendo il cambiamento come l'occasione di
abbandonare se stessi per ritrovarsi, infine, piu' saldi nelle proprie radici e nei propri legami.
Un futuro inatteso, come sempre accade. Un futuro bizzarro, ma pur sempre a misura d'uomo - frutto di cio'
che sapremo costruire da soli, sulla base delle nostre speranze e del nostro talento, incuranti dei foschi vaticini di quanti, in questi
anni, hanno imparato a rodere la speranza altrui nell'intento di trarne il proprio basso, effimero vantaggio.
Un futuro a testa in giu', per chi ha sangue nelle vene e non teme di affidarsi all'unica risorsa certa, in uno scenario privo di
stelle fisse. Noi stessi.
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