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Editoriale. Chiamiamolo così...
Ogni rivista che si rispetti si apre con un editoriale. Koiné è appena nata, ma ci sembra d'ob­bligo gettare uno sguardo alle sue origini, così come al suo futuro.
Di Alessandro Negrini (pubblicato il 07/04/2005)
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Non ho mai scritto un editoriale, prima d'ora, né posso dire d'aver mai partecipato ad alcuna iniziativa giornalistica, per quanto amatoriale o dilettantistica, che m'abbia preparato ad un simile tentativo.

Nemmeno il giornalino scolastico, canonica palestra per i "piccoli giovani autori", mi ha mai visto molto partecipe, ma quella è un'altra faccenda legata, semmai, al genere d'ambiente che si sviluppa nei licei di provincia con le loro liturgie post-sessantottine e i loro filtri culturali dispensati dall'alto.

Ciò che so è che, nel corso degli anni e percorrendo itinerari tutti miei, ho acquisito quel tanto di confidenza con la lingua italiana da permettermi di scrivere e, scrivendo, cercare di comunicare ad altri sia quel che penso (frutto della mente razionale) sia quel che provo (frutto d'altri misteriosi meccanismi interiori), con alterni risultati. Questo articolo è l'ennesimo tentativo in tal senso... come tutta Koiné, se vogliamo.

Come nasce, Koiné ? Per caso, come la maggior parte delle cose buone o stimate tali. Quando nasce ? In un pomeriggio d'aprile, parlando con un'amica ed afferrando al volo l'ispirazione momentanea: l'idea, carica di fascino e d'un pizzico di presunzione, di potersi ritagliare uno spazio dove dire quel che si pensa senza prendere bacchettate sulle dita. Idea antica, se vogliamo, così come il termine scelto (di getto, anch'esso) a mò di testata.

Raramente, tuttavia, simili idee nascono di punto in bianco. Solitamente, come in questo caso, sono il frutto di tante piccole premesse che, una volta messe in atto, danno seguito ad un progetto che nasce con tutta la semplicità delle cose complesse. Koiné sboccia di colpo, ma forte di tante altre esperienze trascorse e d'un desiderio viscerale, quello di trovare il senso delle cose, di fare un buon impiego di ciò che abbiamo. Che sia ingegno, talento o facilità d'eloquio, non importa.

Koiné è nata, dunque. Possiamo solamente augurarci che si riveli tanto forte da resistere "agli strali dell'avversa fortuna", ma soprattutto al veleno che, più di tutti, ci minaccia: il Sonno della Ragione che affonda le radici nell'indifferenza e nell'accidia. Confido che la sua madrina (Fabia, l'amica di cui vi accennavo) e le altre persone che incroceranno il nostro percorso nei mesi (anni ? ... permettiamoci un grano d'ottimismo) a venire ci aiuteranno a proseguire a testa alta, la penna ben salda fra le dita.
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