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Non ho mai scritto un editoriale, prima d'ora, né posso dire d'aver mai
partecipato ad alcuna iniziativa giornalistica, per quanto amatoriale o
dilettantistica, che m'abbia preparato ad un simile tentativo.
Nemmeno il giornalino scolastico, canonica palestra per
i "piccoli giovani autori", mi ha mai visto molto partecipe, ma quella è
un'altra faccenda legata, semmai, al genere d'ambiente che si sviluppa
nei licei di provincia con le loro liturgie post-sessantottine e i loro
filtri culturali dispensati dall'alto.
Ciò che so è che, nel corso degli anni e percorrendo itinerari tutti
miei, ho acquisito quel tanto di confidenza con la lingua italiana da
permettermi di scrivere e, scrivendo, cercare di comunicare ad altri
sia quel che penso (frutto della mente razionale) sia quel che provo
(frutto d'altri misteriosi meccanismi interiori), con alterni risultati.
Questo articolo è l'ennesimo tentativo in tal senso... come tutta
Koiné, se vogliamo.
Come nasce, Koiné ? Per caso, come la maggior parte delle cose buone o
stimate tali. Quando nasce ? In un pomeriggio d'aprile, parlando con
un'amica ed afferrando al volo l'ispirazione momentanea: l'idea, carica
di fascino e d'un pizzico di presunzione, di potersi ritagliare uno
spazio dove dire quel che si pensa senza prendere bacchettate sulle dita.
Idea antica, se vogliamo, così come il termine scelto (di getto, anch'esso)
a mò di testata.
Raramente, tuttavia, simili idee nascono di punto in bianco. Solitamente,
come in questo caso, sono il frutto di tante piccole premesse che, una volta
messe in atto, danno seguito ad un progetto che nasce con tutta la semplicità
delle cose complesse. Koiné sboccia di colpo, ma forte di tante altre esperienze
trascorse e d'un desiderio viscerale, quello di trovare il senso delle cose,
di fare un buon impiego di ciò che abbiamo. Che sia ingegno, talento o
facilità d'eloquio, non importa.
Koiné è nata, dunque. Possiamo solamente augurarci che si riveli tanto
forte da resistere "agli strali dell'avversa fortuna", ma soprattutto al
veleno che, più di tutti, ci minaccia: il Sonno della Ragione che affonda
le radici nell'indifferenza e nell'accidia. Confido che la sua madrina
(Fabia, l'amica di cui vi accennavo) e le altre persone che incroceranno
il nostro percorso nei mesi (anni ? ... permettiamoci un grano d'ottimismo)
a venire ci aiuteranno a proseguire a testa alta, la penna ben salda
fra le dita.
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