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Risale a qualche giorno fa una sintetica notizia ANSA dedicata alla
più recente iniziativa di Beppe Grillo, cominciata a gennaio di quest'anno:
attento ed ironico osservatore dei fatti d'attualità italiana ed estera, il
comico genovese ha aperto un blog che, nel giro di breve tempo, si è tramutato
in un fulcro d'interesse per numerosi lettori.
In un certo qual modo, la pur tardiva attenzione mostrata dall'Agenzia Nazionale Stampa Associata è un traguardo per chi come Grillo si è sempre visto negare uno spazio d'espressione sin dagli anni '80, quando ebbe inizio il suo esilio televisivo dovuta ad una palese ostilità da parte della gerarchia socialista.
È altresì un modo di prendere atto del fatto che l'informazione canonica viene sempre più spesso affiancata, se non addirittura superata in efficacia, da nuovi mezzi che veicolano opinione e cronaca, in un melange certo meno controllato alla fonte, ma che va comunque a sottolineare la crescente, desolante inerzia della filiera informativa a partire dai telegiornali per chiudere il circolo coi quotidiani, spesso in ritardo di giorni rispetto agli argomenti citati.
L'esempio offerto da Beppe Grillo non è ovviamente, il solo campione di
riferimento per scoprire una nuova dimensione informativa viva e in continua espansione, né il talento di descrivere i fatti in modo critico ed eclettico risulta essere esclusivo appannaggio d'una sola parte politica: che si tratti di autori appartenenti all'area liberale democratica o alla sinistra, il fine ultimo è il medesimo e spesso raggiunto con grande efficacia.
Questo perché, in linea di principio, l'informazione necessita di sincronia rispetto agli eventi e di rapidità nella diffusione per mantenere la propria intima connotazione, la propria identità; in assenza di questi due requisiti essenziali, si passa inconsapevolmente dall'attualità alla storiografia. Storia contemporanea, sicuramente, ma pur sempre storia.
Il blog, neologismo evolutosi a partire dal termine "web log", è un fenomeno nato alla fine degli anni '90 e che ha preso via via sempre più piede sino a sperimentare un recente picco di sviluppo, con centinaia di migliaia di utenti iscritti ai portali specializzati nel fornire servizi informatici rivolti a quanti desiderano pubblicarsi in maniera autonoma, pur senza possedere specifiche cognizioni informatiche.
È indubbiamente la risposta ad un desiderio d'espressione che, ovviamente, sfugge ad una definizione troppo stringente e garantisce un'enorme versatilità tramutandosi in uno specchio individuale e divenendo, di volta in volta, un almanacco o un diario, un album o una scatola dei ricordi, un pulpito o un palcoscenico. Un tema libero, insomma, che si presta, pertanto, ad un'altrettanto libera critica agli occhi di chi voglia analizzare non soltanto il fenomeno in sé, ma anche i suoi contenuti.
Proprio nel tentativo di portare avanti quest'analisi, ecco che ci si pongono altri interrogativi, sicuramente scomodi, ma non per questo meno interessanti. Esistono blog migliori di altri ? Esistono pensieri ed emozioni espressi con maggior talento, in maniera da sfiorare il lettore ed instaurare un dialogo costruttivo, fonte di crescita ? E, in tal caso, cosa li rende veramente degni di nota nell'immane, soffocante crescendo di vetrine dell'ego che si vanno replicando on-line ?
Forti degli esempi citati in prima battuta, la risposta pare mostrarsi evidente e suggerire che, così come in letteratura e nelle altre forme espressive esiste un criterio per discernere il brutto dal bello, l'arte dall'oleografia stucchevole, così anche la natura dei contenuti di cui sono affollati i blog può essere valutata, prestandosi ad una critica aperta, a maggior ragione quando questi stessi contenuti sfiorano l'informazione e, perciò, si pongono a metà fra l'opinione ed il fatto, tra i diario e la cronaca. Operata una prima cernita, rimane tutto il resto.
Una gran quantità di persone tiene un diario. Una quantità ancor maggiore scrive un blog seguendo un impulso incerto ed altalenante, legato alla sensazione di avere qualcosa da dire, ma senza il coraggio di affrontare la via più difficile fatta di discorsi faccia a faccia, occhi negli occhi. Ecco, perciò, che i medesimi temi vengono infilati alla rinfusa nella bottiglia virtuale ed affidati alle placide onde della Rete, sperando che chi voglia intendere intenda quando e se passerà a dare una sbirciatina.
Non è come salire sulla classica cassa di sapone ed arringare la gente per strada: manca del medesimo impeto e della sfrontatezza necessari a chi accetta di rischiare il plauso o la contestazione a caldo; è più un gioco contorto, fatto di diari lasciati malamente nascosti in modo che altri possano leggerli. Un modo per dire e non dire. Tiro il sasso, nascondo la mano, cancellando gli eventuali commenti dissonanti. E mi lamento, mi lamento, mi lamento.
Raramente, infatti, questo genere di blog risulta piacevole o anche solo istruttivo per chi vi s'imbatte. Il minimalismo s'accompagna a studiatissime pose da poeti maledetti privi del bene della speranza o anche solo della sintassi. Nessun consiglio, nessun margine per l'evoluzione psicologica: soltanto un proliferare di varianti sull'eterno tema della disperazione esistenziale che durerà poco più d'una stagione o magari giusto il tempo di riprendersi dall'ultima delusione d'amore.
Ne deriva, in ultima analisi, una tela tinteggiata dagli umori e dai sentimenti peggiori, acri e densi, scritti per metà di getto e per l'altra metà con la scaltra, ponderata intelligenza di chi sa che verrà letto da altri. E, quando si ha un pubblico, chi resiste mai all'impulso d'un pizzico di mirata teatralità ?
Tutti poeti, quindi. Tutti in cerca dei loro cinque minuti di celebrità, mentre un ultimo interrogativo s'affaccia in maniera prepotente: se davvero sono tutti speciali, non è questo un modo assai triste per scoprire che nessuno eccelle sugli altri ? Che nessuno è davvero unico ? Fortunatamente, l'esempio di poche persone basta a ricacciare quest'impressione amara, rammentandoci che esistono altri modi di scrivere e di descriversi: isole di pensiero costruttivo, in questo desolato mare d'esibizioninsmo autoconsolatorio.
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