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Domanda, offerta
Uno smaliziato punto di vista sulla condizione non sempre apprezzabile né rosea della televisione italiana.
Di Luca Fontana (pubblicato il 05/10/2006)
Questo pezzo è stato letto 226 volte
Viene da chiedersi perché i problemi, o presunti tali, dell'Italia debbano sempre risultare più grandi e gravi rispetto a quelli delle altre nazioni sviluppate. Nutro la segreta speranza che ancora non ci sia qualcuno che voglia affermare che in Sudan la situazione sia più rosea che da noi !

Sarà che essendo problemi nostri ci stanno molto più a cuore di quelli altri dei quali, a ben vedere, ce ne frega fino a un certo punto.

Mi fa un pò specie che si voglia necessariamente parlare di stranezze o anomalie quando si parla di televisione in Italia. Ogni nazione ha la sua storia da questo punto di vista e molto, troppo, ci sarebbe da discutere, per analizzare degnamente quali siano stati i fatti che hanno ci hanno portato dove siamo ora. Lo stesso «conflitto di interessi» è solo un'ombra dell'impostazione di base del sistema radiotelevisivo italiano, ma questa è un'altra storia e andrà raccontata un'altra volta.

La domanda è questa. La gente è stupida per colpa della televisione o è la televisione a essere stupida perché la gente è stupida ? Ritengo il quesito di primaria importanza perché mi sembra che molto spesso si confondano le cause con gli effetti.

Le televisioni, piaccia o no, anche quelle pubbliche, sono aziende e come tali vendono della merce, in questo caso dei servizi, con lo scopo di ottenere un profitto. Un prodotto si vende se esiste una domanda per quel prodotto. Sono principi basilari dell'economia. Prima di procedere oltre vorrei ricordare di non confondere la «domanda» con il «bisogno». Dico questo per evitare la più classica delle obiezioni sulle cattive multinazionali che creano necessità artefatte.

La televisione in sé non è una necessità (potrebbe esserlo l'informazione, ma anche in questo caso è questione di punti di vista).

Il successo di un format televisivo, in questo caso i così detti reality show, nasce dalla risposta positiva del pubblico. La stessa ideazione di alcune tipologie di trasmissione si basa su ricerche di mercato e sociologiche per fare delle previsioni sulla reazione che gli spettatori potrebbero avere. Viene poi rea­lizzato un episodio o progetto pilota e successivamente, in base alle risposte che questo ottiene, si decide se trasformarlo in un programma da inserire nel palinsesto di rete.

Pur non essendo un appassionato del genere reality, anzi li avverso con tutto me stesso per lo spazio che tolgono ai film, non posso fare a meno di comprendere le scelte di un direttore di una rete televisiva, nel momento in cui decida di trasmettere questo genere di trasmissione. In una parola pagano, almeno per ora; gli ultimi dati dell'auditel sembrerebbero infatti dimostrare una mai abbastanza prematura inversione di tendenza (la fonte è Repubblica, articolo del 21-9-2006 di Antonio Di Pollina).

Gli spettatori sono tanti, tantissimi; vuoi perché molti bramano i 15 minuti di celebrità e i reality show dan­no l'impressione che questi siano alla portata dell'uomo comune, vuoi perché la gente ama farsi i cazzi degli altri !

Da qui il cambiamento della televisione e in cascata dell'informazione. Del resto il gossip non è cosa nuova per l'informazione Italiana, perfino la più seria; fa star meglio, aiuta a non pensare ai propri meschini problemi di ogni giorno, concentrandosi sulle vite degli altri, di quelli che sono sotto i riflettori. Né si può dire che la stampa italiana sia sempre stata scevra del più gretto populismo, del mieloso politicamente corretto o di demagogia di bassa lega.

«O tempora, o mores» ? Lo gridano da duemila anni e più. Forse è solo il caso rassegnarsi e rendersi conto che molti, la stupidità e la mediocrità, le abbracciano come una coperta, calda e accogliente. L'educazione, la volontà di informarsi, la volontà di ragionare e osservare il mondo con spirito critico non sono cose che si possono imporre. Possiamo portare la scuola dell'obbligo fino a sessant'anni senza che si ottenga il minimo risultato.

Per quei pochi che dalla massa si distinguono (e per inciso ce ne sono anche tra gli spettatori dei reality) non resta che cambiare canale, affittare un film o spegnere il televisore.

Contestare la televisione per quella che è adesso, dopo anni di soap opera, quiz televisivi, giochini varii, mi sembra solo il prolungarsi di una lamentazione che in realtà c'é sempre stata, ma che puzza un pò di snobismo da salotto bene.

Sarebbe forse più giusto lamentarsi del fatto che mai nulla di nuovo sia inventato in Italia; ci limitiamo a importare le idee degli altri, adattandole al nostro cortile e alla nostra razzolante fauna. Il tutto risulta quindi solo un pò più stantio, mediocre e meschino.
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