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Fascisti su Marte
Una breve disamina dell'ultimo film di Corrado Guzzanti, esempio d'una satira intelligente che getta uno sguardo sul passato per rivelare l'attualità.
Di Fabia Scali Warner (pubblicato il 24/11/2006)
Questo pezzo è stato letto 241 volte
Ancora una volta, la vis comica di Corrado Guzzanti non delude. La storia dell'improbabile squadra di fascisti giunta su Marte era già stata presentata al pubblico attraverso sketch televisivi, eppure la visione d'insieme data dal film (che presenta anche scene inedite) aumenta il valore del messaggio satirico sottostante le (tragi)comiche gesta dei protagonisti dell'impresa marziana.

Al di là delle paradossali vicende che porteranno il gruppetto a confrontarsi con alieni, sabotatori, attentati e tentazioni, la struttura comica fondante è costituita dall'onnipresente voce narrativa che emula per­fettamente la retorica linguistica del regime fascista; è nell'accurata scelta di aggettivi e perifrasi che si esplicita un'accurata ricerca filologica a monte della produzione, sapientemente impiegata in seguito all'interno del film al fine di svelare e coprire di ridicolo la retorica, non solo fascista, ma di ogni regime (o di ogni governo ?).

Per questo Fascisti su Marte – una vittoria negata non è un film meramente comico quanto un film sa­tirico, attraversato da un richiamo implicito eppure costante alla realtà odierna. Si può ridere dall'inizio alla fine, ma è difficile non cogliere una punta di amarezza nelle conclusioni della voce narrante all'epilogo della vicenda; conclusioni amare perché innegabilmente attuali.

La dichiarata vena satirica fa di questa pellicola un prodotto coraggioso; si sa che la satira è ten­denzialmente invisa ai potenti di ogni colore, che anche in tempi molto recenti hanno tentato di zittire le voci più irriverenti. Fascisti su Marte è dunque in primo luogo un film coraggioso perché satirico; girato con un basso budget in una cava romana (in pieno agosto), il risultato è frutto della buona volontà di quanti hanno creduto e collaborato a questo progetto, atipico per lo scenario cinematografico italiano.

Tuttavia altrettanto coraggiosa è la scelta del tema. Parlare del fascismo e del regime fascista se non in termini strettamente deprecativi è stato per lungo (e forse per troppo) tempo un tabù; lo dimostrano anche le manifestazioni di protesta suscitate dal libro La Grande Bugia di Giampaolo Pansa, in cui lo storico suggerisce che ci sia stata a posteriori un'opera di mitizzazione della Resistenza.

Non che Fascisti su Marte sia in alcun modo apologetico nei confronti del regime fascista; ne denuncia anzi con lucidità sia gli orrori sia gli aspetti più ridicoli, ma evita di demonizzare le persone che per un motivo o per un altro si trovarono invischiate negli aspetti più sordidi del regime. Ciò che può a prima vista sembrare quasi apologetico, è in realtà un monito a prestare attenzione, perché tutti potremmo cadere nelle trappole della retorica del potere.

Questa analisi lucida e lampante, per quanto portata avanti attraverso la comicità, reca dunque in sé verità profonde che escono dalla contingenza storica per riferirsi alle attitudini comuni al genere umano; l'atmosfera rarefatta di Marte diventa un microcosmo in cui si rispecchia la società contemporanea, con i suoi slanci ed i suoi fallimenti.

La grandezza del film risiede nel fatto che nonostante tutto riesce a far ridere, anche quando non ci sa­rebbe niente da ridere. In questa caratteristica si dispiega il miracolo della commedia; la capacità di permetterci ridere di noi stessi.
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