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Elogio alla mediocrità
Una riflessione sulla mediocrità e la sua passiva accettazione che prende le mosse dalla caustica recen­sione dell'ultimo libro di Volo.
Di Luca Fontana (pubblicato il 31/01/2008)
Questo pezzo è stato letto 162 volte
Ho comprato e perfino letto l'ultimo libro di Fabio Volo: «Il giorno in più». Un gesto assurdo che mi ha privato di almeno 3 Slalom medie ai Tre Morsi (anche se ora hanno alzato il prezzo di 50 € cents). Perché mai simile follia vi chiederete voi ? Riconosco che non è stato un gesto particolarmente ragionato.

Il fatto è che Fabio Volo mi è sempre stato sulle palle.

Recentemente mi è capitato di vedere uno spezzone dell'intervista fattagli da Daria Bignardi a «Le Invasioni Barbariche» nella quale la conduttrice gli chiedeva di spiegare le ragioni del suo successo. Il pessimo Fabio rispondeva candidamente che l'Italia è un paese nel quale si premia la mediocrità ed essendo lui un mediocre il successo era una conseguenza evidente.

Uno snobismo insopportabile che, oltre a rendermelo ancora più antipatico, mi ha spinto a raccogliere un pò di materiale per scrivere, con cognizione di causa, un articolo CONTRO Fabio Volo e tutti i suoi emuli. Ecco spiegata la ragione di un acquisto tanto sciocco.

Tanto per chiarire, gli altri gesti folli che ho compiuto in nome di questa ricerca sono stati: la visione del film debutto «Casomai» e di «Manuale d'amore 2», l'ascolto in streaming sul posto di lavoro di alcune puntate de «Il volo del mattino su radio DeeJay» e, last but not least, l'ascolto in podcast dell'intervista integrale fatta dalla Daria. Capirete che dopo una simile auto fustigazione questo articolo non potrà mantenere un tono distaccato, cosa per la quale sono comunque poco portato, al contrario sarà infervorato e perfino esagerato, perché riesco a trovare nel personaggio Fabio Volo la metafora di molte miserie dell'Italia.

Torniamo al libro. Che è brutto. Non è noioso o insopportabile, non è pesante al punto di costringerti a smettere di leggerlo e usarne le pagine come spessore per le sedie traballanti. Nulla di tutto questo, lo si legge, fino alla fine senza troppa fatica, ma senza alcun trasporto. Lo si legge stancamente, con lo stesso animo che si ha quando si guarda la televisione perché non si ha voglia di fare null'altro, magari danno un film vecchio, che vi era anche piaciuto, ma che avete visto mille volte.

Quello di Volo è praticamente un weblog, una cosa che si scrive a brani, senza soluzione di continuità, raccogliendo impressioni e momenti che hanno poca relazione gli uni con gli altri. Si può anche fare intendiamoci, ma un weblog è una cosa che molto spesso ha un senso solo per chi lo scrive. L'impressione che si ha è che abbia raccolto una serie di idee, pensieri, frasi ed esternazioni che sul momento devono essere sembrate brillanti e divertenti e che poi si sia sforzato di inserire il tutto nella narrazione, creando ad arte il contesto per poterli usare. L'effetto che ha ottenuto è esattamente opposto a quello desiderato, tutto risulta piatto e monotono, anche i momenti che avevano le potenzialità per risultare divertenti.

In definitiva il libro di Volo è mediocre, proprio perché lui ama atteggiarsi a mediocre, gioca a fare il normale, l'uomo del popolo la voce del tipico burino medio. Lo si nota da suoi personaggi informi, privi di una vera personalità, gente che ha una storia da raccontare, ma anche no. Le situazioni descritte non hanno nulla di emblematico, che valga la pena di essere raccontato, se non a voce agli amici davanti a qualche birra e a un piatto di patatine. Sono spezzoni di sogni bagnati, proiezioni di film da cassetta, il tutto mischiato alla buona con un robot da cucina.

Fabio Volo ha fatto sulla carta quello che fa alla radio ogni giorno, secondo un modello consolidato dai vari D-Jay (o V-Jay per MTV), gente che deve riempire i buchi tra un treno di canzoni e l'altro, raccontando cazzate alla buona e cercando di renderle divertenti per quelli che sono probabilmente tappati in un ingorgo. Questa trasposizione stampata lo rende solo più molesto, forse perché leggere un libro richiede più impegno e più investimento di tempo di quanto non ne richieda ascoltare passivamente la radio o guardare un film «comprato su eMule» (© NCorp).

La millantata ignoranza, salvo poi sfoggiare pillole di cultura ad uso e consumo della massa ignorante. Lo sputare sentenze in stile Grilliano sulla politica nazionale ed internazionale. Un sito web ufficiale titolato: «Un sito surreale e un pò inutile» (www.fabiovolo.net). Tutti elementi che danno la sensazione di trovarsi di fronte a un personaggio che, avendone le potenzialità, invece di impegnarsi a elaborare messaggi positivi (parlati, stampati o filmati che siano), preferisce pigramente parlare e non dire nulla. Fabio Volo ha l'atteggiamento snob e compiaciuto di chi si rivolge in modo mediocre ad un pubblico in massima parte mediocre; gli Italiani.

Non è mia intenzione fargliene una colpa. Risponde alla domanda del mercato esattamente fa il resto del cinema Italiano, piagnone e inconcludente. Esattamente come fa il Grande Fratello. Segue una basilare logica economica, dà al pubblico quello che cerca e ci guadagna in soldi e notorietà. Quello che trovo insopportabile è il malcelato atteggiamento da alternativo, da osservatore esterno delle quotidiane miserie, che in fondo non lo riguardano, che critica senza mai mettersi in gioco proponendo delle solu­zioni.

Non è il solo, ce ne sono tanti come lui in Italia. Gente, non li chiamerò artisti, che avrebbero la possibilità di trasmettere modelli a cui tendere e preferiscono raccontare la cialtroneria delle Italiche genti. Volo è solo il più piccolo, miserabile ultimo arrivato nel grande circo, ora è in cima e presto, forse, il circo lo metterà via. Proprio per questo è l'emblema di un paese che non è nemmeno capace di fare dei bei sogni.

A questo punto, forse, è meglio l'immancabile moralina finale dei film Hollywoodiani.
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