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«Trattato sulla
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Dieci, è già matematica
Un sentito editoriale primaverile per offrire un degno saluto al decimo numero di Koiné.
Di Alessandro Negrini (pubblicato il 23/03/2008)
Questo pezzo è stato letto 205 volte
Il primo pensiero che mi passa per la mente, mentre inizio a scrivere questo editoriale, è che – almeno in teoria – dovrei trovarmi sul mio divano, intento a crogiolarmi nella fiera prostrazione generata dall'influenza che, con invidiabile tempismo, ha deciso di fulminarmi alla vigilia della Santa Pasqua di Resurrezione. Perché mai ? Perché, quel che mi dicono, quando si sta poco bene è necessario «riguardarsi».
D'altro canto, il termine stesso – «riguardare» – assume il significato di «trattare con attenzione». Con ciò, posso ben presumere di attenermi alla regola se scelgo di dedicarmi a Koiné e, specie in quest'occasione particolare, decido di sottrarre un pò di tempo alla letargia per prendermi cura d'una parte assai preziosa del mio mondo – quella parte che, articolo su articolo, è andata crescendo in una sfera condivisa con altri «individualisti incalliti» di buona volontà.

Rammento che, alle elementari, il passaggio all'uso delle decine veniva ufficializzato col permesso di utilizzare, finalmente, la penna rossa – lusso superato unicamente in seguito, alla scoperta delle centinaia, contraddistinte da un bellissimo verde. Era il solo rosso che mi piacesse, perché non stava ad indicare un errore o un voto scarabocchiato a margine del mio povero compito: era il simbolo d'un nuovo passo verso il Mondo dei Grandi.

Perché il dieci, si sa, è già matematica. S'inizia quel lento cammino nell'Empireo dell'astrazione e dei simboli, delle notazioni e degli ingannevoli «artifizi» di computo, in un percorso che – per i più – si ferma alle espressioni, mentre per alcuni diventa una professione. Con felino contegno, io mi colloco a tutt'oggi nella categoria di chi ha capito sempre poco di matematica ed ancor meno di analisi – non a caso, faccio l'ingegnere.
  La Ruota della Fortuna
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La Ruota della Fortuna
Foto di A. Negrini (© 2008)
La matematica come squisita forma di creazione intellettuale, sovente impiegata per sottolineare il livello di sviluppo di una civilità rispetto ad un'altra. Unico, essenziale linguaggio fatto di concetti che potrebbero sfiorare l'universale, così come già suggerito dai filosofi dell'antichità – non ultimo, Platone.

La numerologia, nondimeno, è una disciplina che – pur affondando le radici in un humus così rigoroso – consente di levare le vele alla volta di orizzonti assai meno distinti, immersi nell'immancabile penombra del dubbio. Una questione d'intuito, quella che porta a districarsi fra le tante rotte possibili, tracciate anch'esse con precisi strumenti matematici.

Secondo la tradizione, il decimo Arcano Maggiore corrisponde alla Ruota della Fortuna. È una carta complessa, gremita di simboli e di richiami, ma incentrata su d'un concetto dominante: la ciclicità. Alterne vicende che si riconciliano dopo lungo tempo, situazioni che si ripropongono simili a se stesse dopo giorni, mesi ed anni, ma soltanto perché siamo proprio noi – in fondo – ad essere sempre fedeli a noi stessi, con un pò di costanza. E con l'aiuto della Sorte, beninteso.

L'occhio inesperto e l'animo amareggiato si lasciano spesso trarre in inganno. Temono la sconfitta. Si guardano alle spalle, paventando d'essere inutilmente naufragati sui medesimi lidi da cui erano salpati così baldanzosi. Immaginano la Ruota nel senso più letterale del termine, ossia come un immane, inarrestabile Zero destinato a frantumare ogni cosa nel suo incedere.

Il che ci prova che non è soltanto la Fortuna, il più delle volte, a dar l'impressione d'esser cieca.

Ecco, tuttavia, che la matematica ci viene incontro: lo Zero si tramuta in decina, nella somma di cause ed effetti, di gesti compiuti e parole ben spese. Diviene riprova tangibile e rassicurante del cammino svolto e testimonianza del Cambiamento, ciclico e d'ampio respiro, secondo le sinuose spirali di Padre Tempo.

E mentre la primavera decide che corso prendere, noi possiamo rivolgere un cenno garbato alla Sfinge che domina la Ruota, per riprendere il passo in quel lungo «viaggio di mille Li» che abbiamo intrapreso spinti dalla curiosità e che, ne sono sicuro, ci condurrà ancora molto lontano.
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