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Conoscenza, informazione e comunicazione
Sintetica e pregnante riflessione sul valore, spesso ambiguo, dei messaggi che ci vengono rivolti dai nuovi media in un intento comunicativo non sempre riuscito.
Di Fabia Scali Warner (pubblicato il 05/05/2008)
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Il settore mediatico in Italia e nel mondo è in fermento. L'innovazione tecnologica di Internet, ed in parti­colare del fenomeno definito «Web 2.0», caratterizzato da una fortissima mobilità di interventi e scambi tra utenti, segna nella data odierna un punto di transizione della società definita «dell'informazione» verso sistemi di comunicazione più fluidi ed ancora in fase di sperimentazione.

L'influenza ed i meriti dei blog più celebri sull'effettiva vita politica di una nazione sono ancora da valutare pienamente; per questo motivo rispetto ad un discorso di carattere politico o sociologico su singoli casi eclatanti conviene forse in primo luogo impostare un semplice discorso di metodo.

Per discutere in maniera metodica di un argomento complicato come le evoluzioni nel tempo dei feno­meni relativi ai mass media occorre in primo luogo operare una distinzione tra i concetti paralleli ma profondamente differenti di conoscenza, informazione e comunicazione.

La conoscenza è legata al campo semantico del sapere, spesso in seguito ad un'esperienza diretta; a sottolineare questo legame con il dato sensibile in greco antico la parola «Oida», che indicava il verbo «sapere» prendeva la radice del verbo «Orào» ossia «vedere»: «Oida» era una parola semanticamente densissima per il suo significato effettivo che corrisponde dunque a «so, perché ho visto».

L'informazione, contrariamente alla conoscenza, implica il coinvolgimento di una seconda persona nel percorso conoscitivo: la persona che informa sa, ed attraverso la sua parola informa altri soggetti ri­guardo alla sua esperienza. Il livello di conoscenza dell'informato è dunque subordinato a quello dell'informatore. Per esempio, se X vede passare un aereo, egli saprà che un aereo è passato; ma nel momento in cui X informa Y del passaggio di un aereo, Y sarà informato del passaggio, ma la sua conoscenza effettiva sarà l'assunto «X dice che un aereo è passato» e non «Un aereo è passato».

La differenza tra conoscenza ed informazione è di carattere strettamente logico, e si spera che il lettore vorrà perdonarci un'attenzione alla precisione che forse è sfociata in pedanteria; riguardo alla comu­nicazione il discorso diventa più variegato e complesso, in quanto legato a fattori contingenti quali la psicologia dei partecipanti al processo comunicativo.

La comunicazione riguarda infatti le modalità dell'informazione, ed è un processo sostanzialmente sle­gato dal piano della conoscenza. Il primo motore della comunicazione è l'intenzione, che spinge alla modulazione del messaggio informativo in termini che rispondano agli scopi personali dell'emittente; questa intenzionalità è più o meno crescente a seconda del medium scelto per veicolare l'informazione. Naturalmente, un ragionamento sulle strategie comunicative può essere più o meno conscio; quanto più questo ragionamento sembra lontano, più il messaggio appare spontaneo al ricevente. Poiché la comunicazione è mossa dall'intenzione dell'emittente del messaggio, una riflessione sulla comunicazione da parte del ricevente deve partire dalla domanda «perché ?», e la risposta a questa domanda non è sempre scontata.

Questa piccola riflessione sul metodo di analisi dei messaggi, ai quali ogni membro della società occi­dentale è inevitabilmente esposto, ha un contenuto oggettivamente semplice, e quasi banale; tuttavia spesso il semplice numero di informazioni dal quale l'individuo è letteralmente bombardato potrebbe comportare l'assopimento (comprensibile) dello spirito critico che questa analisi richiede, anche solo per le energie mentali che comunque richiedono di essere investite in questo compito.

La domanda successiva è se sia effettivamente utile perdere tempo in questi esercizi mentali, interrogarci sulle scelte comunicative scelte dagli emittenti (soprattutto dei canali di comunicazione di massa) cui siamo più esposti. Se è vero che le intenzioni degli altri fisiologicamente non possono sempre coincidere con le nostre, la risposta non può essere che positiva.
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