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District 9
Entusiastica ed ammirata, la recensione dell'ultimo film di Neill Blomkamp e Peter Jackson.
Di Fabia Scali Warner (pubblicato il 02/10/2009)
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District 9, girato da un giovane e sconosciuto regista sudafricano, Neill Blomkamp, diretto da Peter Jackson (regista della trilogia de Il Signore degli Anelli) e pubblicizzato attraverso una campagna tanto sibillina quanto virale, rischia di sembrare una grande accozzaglia di elementi poco coerenti; invece è un film bellissimo, quasi un capolavoro. Non è necessario essere degli amanti del genere fantascientifico per apprezzarlo del tutto, ma non è un film per i deboli di cuore (o di stomaco).
La telecamera riprende la violenza con cruda imparzialità, sia nelle scene documentaristiche che fanno da contorno all'azione, che nelle scene più convenzionali; ci sono passaggi che possono sembrare al limite dello splatter, ma ad attanagliare le viscere è la violenza psico­logica; gli alieni che arrivano sulla terra come profughi sono bruttini secondo ogni canone umano, ma i mostri siamo noi.

Nella migliore tradizione della fantascienza, la narrazione parte da un'ipotesi per parlare in realtà del presente; District 9 parla del razzismo, con un riferimento trasparente all'apartheid (in virtù della coraggiosa ed innovativa scelta di ambientare il film in Sudafrica, a Johannesburg,) ma andando ben oltre le contingenze socio-culturali per scavare a fondo nei recessi più oscuri dell'animo umano.

Il protagonista, Wikus Van de Merwe, è un burocrate, un mediocre, un uomo comune che si trova costretto in una situazione che di comune ha ben poco. L'impostazione ''naturalistà' della telecamera, che segue la vicenda senza che venga mai espresso un giudizio morale, permette a ciascuno di interpretare in maniera personale il percorso di Wikus; lo stile assolutamente realistico (e con effetti speciali pra­ticamente perfetti, anche perché per nulla ingombranti) della narra­zione aggiunge forza e consistenza all'intero progetto.
  District Nine
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La locandina dell'innovativo
District 9 (2009)
Non è facile descrivere ulteriormente un film che sfrutta e gioca con i generi cinematografici; l'inizio della pellicola è girato come un documentario, riguardante l'arrivo e la successiva sistemazione degli alieni sulla Terra, inframmezzato da immagini di filmati amatoriali e di telecamere di sorveglianza, ma la tecnica formale della narrazione muta insieme all'evolversi imprevisto delle circostanze, per poi ritornare bre­vemente nella modalità documentaristica per una breve parentesi prima dello splendido finale.

Assolutamente rimarchevole l'esordio dell'attore non professionista Sharlto Copley, che impersona Wikus; altrettanto degna di nota la colonna sonora.

Infine, District 9 (ed il suo successo nei box office di tutto il mondo) impartisce una lezione considerevole all'industria cinematografica; un grande film non si fa con gli effetti speciali o con un cast famoso (e stra­pagato); si fa in primo luogo con la qualità della sceneggiatura e della recitazione.
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