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Cervelli in figa
Tra delusione e perplessità, l'ironica contestazione di alcuni luoghi comuni che accompagnano la moderna cultura pseudo-intellettuale e un pò piagnona.
Di Luca Fontana (pubblicato il 06/12/2009)
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No, non si tratta di un typo. O meglio di solito lo è un mio tipico lapsus che rende piuttosto chiaramente l'idea su quali siano le mie priorità, ma nel caso specifico vuole essere solo un ulteriore dileggio del vieto luogo comune dei "cervelli in fuga".

Ebbene si, ci sono ricascato, ho comprato un altro numero della rivista di tecno-sinistra Wired Italia. Ero curioso di vedere se, a 9 mesi di distanza dall'uscita del primo numero, qualcosa fosse cambiato nell'impostazione della rivista il cui numero di apertura si era meritato tutti i miei strali sulle pagine digitali di Koiné.

Speranza ovviamente mal riposta: gli stessi difetti che avevo riscontrato sono ancora presenti e in alcuni casi perfino amplificati. Uno su tutti lo scarso livello di approfondimento di argomenti che potrebbero es­sere estremamente interessanti. Vi sono articoli dove si parla esplicitamente di nuovi modelli di business o nuovi paradigmi di relazioni sociali, cose che potrebbero effettivamente modificare il modo che le persone hanno di approcciare il mondo.

Invece niente, sempre i soliti articoli divulgativi e superficiali. Cose più adatte a far passare il tempo di chi legge, possibilmente seduto sulla sacra tazza nella stanza della meditazione, che non ha ispirare voglia di cambiamento o a informare veramente su quali siano le possibilità offerte da nuove tecnologie e nuove idee.

Non poteva mancare pertanto il canonico articolo sul brillante ricercatore Italiano costretto ad emigrare per cercare fortuna all'estero; località vasta e quasi mai definita, ci dicono sempre che "là" si sta meglio, ma non è che ci spieghino dove sia questo luogo di delizie o come arrivarci se è per questo. Statisticamente si parla di paesi Anglosassoni con una forte preferenza per gli Stati Uniti.

Attenzione, non si parla dei Cattivi Stati Uniti, quelli dei contadini ignoranti e dell'imperialismo capitalista. Lungi da noi l'immagine delle guerre o dei film d'azione.

Qui si parla dei Buoni Stati Uniti. Quelli di New York e San Francisco, della maggioranza Liberal, dei Cam­pus che ci vengono raccontati da veri capolavori della cinematografia, da A Beautyful Mind fino al ben più fruibile Animal House.

Fatta salva la divisione manichea tra buoni e cattivi che è inevitabile prendere a postulato quando si analizza il pensiero "de sinistra" possiamo passare all'argomento del contendere. I Cervelli in Fuga. Questi brillantissimi ricercatori Italiani costretti a fuggire in altri paesi dal Cattivo Governo di Destra™ che taglia gli indispensabili fondi per la ricerca sulla riproduzione del Topo Muschiato.

E giù studenti in piazza a protestare, questa volta a fianco dei docenti.

Guarda caso quegli stessi ignobili scaldasedie che innumerevoli volte ho visto arrivare in dipartimento alle 11 del mattino per poi andarsene a casa a mezzogiorno e mezza, in tempo per gustare il risottino con i funghi della moglie.

Quei professoroni che hanno già stilato la loro classifica del loro leccaculo preferito e che al prossimo concorso consiglieranno vivamente gli altri ricercatori di non partecipare nemmeno, ché tanto il loro turno arriverà solo un pò più avanti.

Quegli illustri scienziati che possono permettersi di ramazzare fondi statali a destra e a manca per ese­guire presunte ricerche di parapsicologia teorica senza dover mai rendere conto a nessuno dei risultati.

Ah, il grande valore della libera ricerca ! Quanto è cattiva la Gelmini, che taglia i fondi a questi signori. Quale feroce oscurantismo nei confronti dell'università pubblica, con il palese scopo recondito di favorire l'università (tremo a scrivere questa mostruosa parola) PRIVATA !

Peccato che la stragrande maggioranza degli atenei esteri che accoglie i nostri brillanti cervelli in fuga sia per l'appunto privata. La ricerca pratica è finanziata dalle Aziende private che dei risultati ne fanno argomento di Business. Quella pratica è finanziata dalle rette universitarie che sono mediamente 10-20 volte superiori a quelle Italiane e dalle donazioni di privati cittadini facoltosi, quelli che in Italia sono il ne­mico capitalista e sfruttatore.

Evidenziare questa mancanza di coerenza nei cialtroni che scendono in piazza e bloccano le strade al solo scopo di fumare spinelli e tacchinare avrebbe anche potuto essere sufficiente.

Avrebbe potuto.

Invece ecco spuntare invece il direttore della Luiss di Roma, Pier Luigi Celli che, in preda a una del tutto altruistica mania di protagonismo, scrive una lettera al figlio appena laureato, ma nella confusione del mo­mento sbaglia indirizzo di posta e la manda a La Repubblica.

Non siate maliziosi, è un errore che potrebbe capitare a chiunque.

Ovviamente non sto qui a riportare tutto quel che Celli scrive nella sua originalissima missiva. Rias­sumendo potremmo dire: raccomandazioni, nepotismo, mancanza di responsabilità dei manager, scarsa competenza di chi occupa posizioni di vertice, Alitalia e Topo Gigio. Gli ingredienti del minestrone sono i soliti, se volete assaggiare vi rimando al link.

Intendiamoci, non c'é nulla di falso in quel che scrive Celli. Tutte queste cose in Italia esistono in misura sicuramente maggiore di quanto non sia in molti paesi dell'Europa o negli Stati Uniti.

Quello che però faccio fatica a tollerare è l'ipocrisia della cosa.

Celli è laureato in sociologia all'università di Trento negli anni in cui da essa uscivano Brigatisti Rossi ed estremisti di Sinistra di ogni forma colore. È stato un alto dirigente in ENI, ENEL, UNICREDIT, OMNITEL, WIND e, ciliegina sulla torta, direttore generale della RAI dal '98 al 2001 (e non c'é bisogno che ricordi chi c'era al Governo in quel periodo vero ?). Attualmente è membro del consiglio di amministrazione di molte importanti società.

Ora io non metto in discussione le capacità del Signor Celli, metto in dubbio che tutte queste posizioni le abbia occupate senza sfruttare amicizie o conoscenze politiche di vario genere. Se poi consideriamo il suo ruolo attuale nell'Università la frittata è fatta. Di fronte agli innegabili limiti e allo scarso riconoscimento internazionale degli atenei Italiani, Celli difende il sistema a spada tratta.

In tutto questo, non si degna nemmeno lontanamente di presentare possibili soluzioni ai verissimi e attualissimi problemi che pone.

Caro Celli, a criticare siamo bravi tutti. Rimboccarsi le maniche e spalare la merda, lo fanno in pochi.
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~   ♦   ~   Per approfondire   ~   ♦  ~
Il testo dell'articolo di Pier Luigi Celli (30 novembre 2009).
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