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Propositi per il nuovo secolo
Un'analisi sullo sviluppo delle infrastrutture in Lombardia e sulla necessità di una nuova con­cezione di so­cietà lavorativa, a dispetto del digital divide.
Di Luca Fontana (pubblicato il 09/01/2010)
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Giusto un mese fa, il 23 di novembre stavo correndo al limite consentito dallo speed tutor sulla A4. Un freddo e uggioso lunedì mattina che avevo passato a Padova girando per clienti, ma nel primo pome­riggio mi aspettava un interessante incontro del Gruppo Giovani Imprenditori della regione Lombardia.

Tema dell'incontro: ''Infrastrutture Lombarde, sogno o realtà ?''. Piuttosto appropriato dunque che per rag­giungere il luogo del convegno, l'autodromo di Monza, dovessi percorrere le strade che da sempre rappre­sentano il paradigma del traffico congestionato nei dintorni di Milano. Devo dire che la leggenda è stata mantenuta anche quel giorno; questo unito al difficile accesso dell'Autodromo mi ha portato ad arrivare in ritardo di circa un'ora (diciamolo le mura intorno al parco sono praticamente impenetrabili se la maggior parte degli accessi viene chiusa).

Quando sono arrivato, il Viceministro Castelli stava già parlando da parecchi minuti, illustrando in modo abbastanza approfondito tutte le infrastrutture che sono state per lungo tempo programmate e mai portate a termine e che dovrebbero, il condizionale è d'obbligo, essere portate a termine entro l'Expo del 2015.

Non mi voglio dilungare nell'elenco delle tratte stradali e dei collegamenti su rotaia che dovranno essere completati per decongestionare il traffico intorno alla città di Milano in occasione dell'evento che viene a torto o a ragione considerato una imperdibile occasione di rilancio per la Metropoli.

Già Metropoli, perché di fatto ormai Milano non è una sola città, ma una rete di centri abitati che unisce Varese, Como, Lecco e tutta l'area a nord del Capoluogo fino a Bergamo praticamente senza che vi sia interruzione significativa da un'area all'altra. Una situazione che rende evidentemente complicata la ge­stione dei flussi di mezzi e persone considerando che ci sono centinaia di Comuni e ben cinque Pro­vincie coinvolte.

Sarebbero necessarie una coordinazione e un'unione d'intenti che è difficile da trovare nella Politica Italiana. Ciò nonostante molto è stato fatto nel corso degli anni seppure con la consueta lentezza, grazie anche a un indirizzo generale che ha visto la grande maggioranza dei soggetti politici coinvolti che appartenevano alla stessa fazione (che non citerò perché non ha veramente importanza quale sia).

Gli investimenti sono imponenti, quasi tutto il capitale è già garantito e finanziato e per buona parte sarà fornito da privati; un modo di procedere che non è precisamente comune in Italia, ma che sta prendendo sempre più piede a dispetto delle polemiche di chi si scandalizza all'idea che questi finanziatori osino pensare di guadagnare qualcosa in cambio.

Tuttavia questa non vuole essere l'ennesima filippica contro la strisciante mentalità anti-impresa che si respira nel nostro paese. L'intervento di Castelli è stato quello più interessante della giornata (tra gli altri il Presidente della Regione, Formigoni) per ben altra ragione che non quella di snocciolare quanto siano bravi il Governo e la Regione a far partire lavori che sarebbero dovuto essere completati dagli esecutivi di vent'anni or sono.

Castelli ha riportato un dato fondamentale: statisticamente il volume di traffico sulle vie di comunicazione aumenta dell'1.5% in più rispetto al PIL ogni anno. Perfino in un'economica stagnante come la nostra si tratta di un tasso di crescita impressionante che apre un dilemma fondamentale.

La costruzione di nuove infrastrutture richiede spazi e tempi molto lunghi. Senza un'adeguata pianifica­zione si corre il serio rischio di investire cifre considerevoli in progetti la cui vita utile risulterebbe ridotta dalle nuove condizioni di traffico che si troverebbero dopo gli anni necessari al completamento dell'opera.

Per tutta la seconda metà del secolo scorso non è esistita alcuna alternativa alla costruzione di nuove in­frastrutture per decongestionare il traffico.

Se possiamo concordare sul fatto che la maggior parte del traffico è di tipo commerciale, ovvero dovuto allo spostamento di merci e di persone dalla loro abitazione al posto di lavoro penso possiamo renderci conto di quanto sia vera l'affermazione precedente.

Certo, telefono e telefax costituivano un aiuto significativo, ma erano ben lontani da permettere una significativa riduzione degli spostamenti necessari. La maggior parte delle informazioni necessarie per lavorare richiedeva ancora lo spostamento fisico delle persone o delle informazioni stesse.

Internet ha cambiato tutto. In teoria.

Non voglio certo negare gli enormi cambiamenti che ha portato l'uso dell'e-mail e la diffusione della banda larga nelle abitudini lavorative a livello mondiale eppure stiamo ancora vedendo una minima parte di quello che potrebbe essere il potenziale di una tecnologia che non possiamo certo più chiamare nuova.

In una città come Milano possiamo senza dubbio affermare che sono moltissime le professioni che ven­gono svolte nell'ambito dei servizi e che consistono in un uso intensivo di strumenti informatici con una necessità di relazione estremamente limitata e che spesso si limita a una telefonata.

Ora è piuttosto evidente che un lavoro simile non avrebbe più alcuna necessità di uno spostamento dall'abitazione al posto di lavoro o almeno non tutti i giorni della settimana, il tutto con l'aiuto di un set di strumenti decisamente accessibili per tutte le tasche e per tutti i bilanci aziendali: un computer, una connessione in banda larga una webcam con relativo microfono e una stampante che svolga anche le funzioni di scanner. Questo è tutto quello che serve per poter svolgere i propri compiti standosene como­damente in pantofole.

Se a questo aggiungiamo che la connessione a banda larga sta diventando sempre più diffusa anche in mobilità, con telefoni cellulari, chiavette usb il campo di applicazione si amplia sempre più. Perfino i venditori e gli agenti di commercio sono in grado di restare sempre connessi con la sede centrale o con i propri clienti scambiando informazioni di qualità e riducendo il numero di trasferimenti necessari.

Dirò di più, grazie a strumenti wireless sempre più completi quali sono gli smartphone attuali, perfino attività che ora come ora richiedono la presenza sul campo: all'interno di stabilimenti o sui cantieri, potrebbero essere delegate al cliente, con un significativo aumento di produttività ed una riduzione dei costi per il cliente.

Come omaggio agli Ecofanatici anche la riduzione di emissioni di scarichi inquinanti sarebbe inte­ressante, ma questo per il momento lasciamolo stare perchè non è immediatamente dimostrabile. Io per dire userei il tempo e il denaro risparmiati per titillare il mio ego in circuito con il suono di un 6 cilindri a V sovralimentato, quindi il bilancio energetico risulterebbe alla pari.

Alla luce di tutto questo appare evidente che lo sforzo fatto dal Governo per il miglioramento delle infrastrutture sia assolutamente notevole, ma in tutto questo è deprecabile che sia stato tagliato, almeno per il momento, lo stanziamento per la diffusione della banda larga in Italia, specialmente considerando che la cifra (circa 800 milioni di €) doveva essere due ordini di grandezza inferiori rispetto a quelli ne­cessari per la costruzione delle così dette grandi opere.

Un modo di ragionare decisamente antico da parte dei nostri governanti.

Credo ci siano poche persone, al di sotto dei quarant'anni di età almeno, che sarebbero disposte a negare i vantaggi di una situazione come quella sopra descritta, ma esistono dei grossi limiti che la rendono alla prova dei fatti pura utopia.

Per poter lavorare nel modo sopra descritto è necessaria per prima cosa un'estrema fiducia nel rapporto tra datore di lavoro e impiegato, una condizione difficile da realizzare nella mentalità Italiana. Questo è ovvio visto che il datore di lavoro non è più in grado di esercitare lo stesso tipo di controllo.

A meno che...

Beh a meno di un radicale cambio di mentalità nel modo di valutare il nostro lavoro.

Ancora oggi, all'alba del XXIº secolo, il primo modo di valutare il valore del lavoro di una persona è il tempo. Quando più uno lavora, si pensa, tanto più questa persona merita rispetto e deve essere premiata e remunerata. Può anche funzionare... in un sistema marxista.

In una logica di mercato invece il valore non è dato dalla quantità di lavoro, è data dal risultato ottenuto con quel lavoro. Dal rapporto tra il valore aggiunto e il lavoro impiegato.

Questo significa lavorare per obiettivi.

Si tratta di un cambio di mentalità radicale per il nostro paese, che è ancora molto lontano da questo modo di pensare, in ritardo come di consueto, ma l'importanza di questo cambiamento è evidente e non solo in termini di competitività delle aziende e del sistema paese, ma anche per restituire al tempo il suo vero valore per noi stessi e per la qualità delle nostre vite.
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