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Pinacoteca

Il termine ''pinacoteca'' deriva dal greco ed e' traducibile come ''deposito di quadri, disegni, immagini'', ma anche ''archivio, tabulario''... in quanto sia gli scritti che i disegni, venivano conservati su quella che era chiamata ''pinax'', ossia una tavoletta incerata.

Eccovi, quindi, le mie immagini... i miei quadri preferiti... ma anche i pensieri e la varia, altrettanto colorata collezione di pensieri ed associazioni d'idee che m'ispirano ogni volta che mi fermo a guardarli, a studiarli.


''L'Absinthe'' (Edgar Degas, 1875 o '76, Musee' d'Orsay).
Absinthe... ossia, ''Assenzio''. Di questa bevanda assai comune nella Parigi (e in tutta la Francia) del XIX° secolo, abbiamo gia' parlato.
La nostra attenzione si porta, invece, su d'un olio su tela che e' caratterizzato dai pastosi tocchi di colore vivo della produzione di Degas successiva al suo viaggio a New Orleans del '73.
Gli fanno da modelli l'amico incisore Desboutin e l'attrice Ellen Andree, a delineare una scena vista di sfuggita... un'occhiata distratta in uno dei molteplici caffe' cittadini, a tardo pomeriggio.

E' un momento d'attesa, vissuta in solitudine. La figura femminile, seduta davanti al bicchiere e, giusto accanto, un uomo dall'espressione assorta. E' un compagno o uno sconosciuto ? Non c'e' molta differenza, in questa prospettiva stretta, addossata al margine del quadro. Tutt'attorno, oggetti che suggeriscono una quotidianita' distante, ma anche un distacco freddo, gelido al tocco come il marmo dei tavolini.
Luce giallastra d'un giorno di pioggia che trova eco nel colorito cereo dei personaggi, a contrasto con la ricchezza dell'ottone della specchiera ed il giallo dorato dei nastri sul vestito.

  ''L'Absinthe'' di Edgar Degas (1875)
  ''Der Vampir'' di Evard Munch (1894)


''Der Vampir'' (Edvard Munch, 1893, Munch Museet di Oslo).
Il bacio, il trasporto, la passione dell'abbraccio che il vampiro condivide con la sua preda, trasfigurata in amante. Sugli aspetti simbolici e marcatamente erotici legati al mito del vampiro si sono spesi fiumi d'inchiostro, in un intreccio di romanzi, saggi e libelli d'alterna validita' letteraria.

Questa, tuttavia, e' una narrazione visiva di tutt'altra natura, di ben diversa caratura; un olio su tela dai colori cupi, dalle pennellate nervose, dai contorni marcatamente netti.
Un uomo senza volto s'abbandona all'abbraccio discreto d'una figura che si rivela, al contempo, famelica e materna, sinistra e protettiva. Lunghi capelli rossi, che suggeriscono la vera natura dell'inquietante bacio di cui lo spettatore non e' testimone, in un gesto definitivo che s'immerge nel silenzio d'un gemito di pena trattenuto.


''Il Violinista Verde'' (Marc Chagall, 1923, Guggenheim Museum NY).
Musica e pittura, immagine e melodia. Due forme d'arte che si rincorrono e si alimentano a vicenda, in un gioco di allusioni e citazioni. Il trasporto e la passione che elevano il musicista, lo trasformano in una figura misteriosa ed affascinante che appartiene alla fiaba, al mito.
Stando alla leggenda popolare, anche il Diavolo ama suonare il violino, con ritmi ora sfrenati ora dolcissimi...

Olio su tela, caratterizzato da un tratto essenziale e da linee nette, con vivaci contrasti tra la figura del violinista e lo sfondo, dominato dalle sfumature di grigio ed ocra.
Verde e viola, a sottolineare la stranezza, l'altruita' dell'artista fulcro della scena, mentre case e persone si fanno piccine sotto di lui... salvo chi, come l'uomo fra le nubi, si lascia prendere, trascinare, elevare dalla musica.

  ''Il Violinista Verde'' di Marc Chagall (1923)
  ''L'Incubo'' di Johann Fussli (1790)


''L'Incubo'' (Johann Fussli, 1790, Goethe Museum di Francoforte).
In latino, il verbo ''incubare'' (da cui deriva il nostro termine ''incubo'') sta ad indicare l'atto di giacere, ma anche quello di gravare su qualcuno, con fare minaccioso; si supponeva, difatti, che i sogni inquietanti e paurosi fossero il frutto delle moleste attenzioni di demoni che, togliendo il respiro ai dormienti, ne tormentavano il sonno.

La scena ritratta in quest'olio su tela dai toni magnificamente sfumati ripropone gli elementi della leggenda, suggerendo una nuova chiave di lettura del sonno come soglia oltre la quale ci attendono rivelazioni, ma anche minacce. Il sonno e' un momento d'abbandono, cosi' simile alla Morte in quanto ci pone a contatto con entita' che albergano oltre il confine incerto della coscienza razionale.
Ecco, dunque, la ''giumenta infernale'' che s'affaccia tra le cortine del letto, pronta a condurre la dormiente verso gli Inferi... o verso una rivelazione.


''Le Muse Inquietanti'' (Giorgio de Chirico, 1918, collezione privata).
Ascoltare le vibranti armonie suggerite dalle inquietanti muse dipinte da de Chirico, significa varcare la soglia del sogno stringendo fra le mani la propria razionalita' ed accettando di perdersi nella schiacciante e sconfinata vastita' degli spazi sui quali la tela s'affaccia.
E' un confronto con la solitudine e con l'enigma suggerito dalle forme che richiamano modelli classici, ma reinterpretate, tramutate.

Linee nette, colori pastosi e pieni, in un trionfo d'arancio, di rosso, di verde... colori che danno corpo all'immagine, rendono tangibile la sfilata di simboli, di allusioni che popolano queste citta' altrimenti desolate ed immerse in una luce tagliente. Citta' popolate da ombre enigmatiche che si sottraggono allo sguardo, ma si celano giusto ai margini della visuale.

  ''Le Muse Inquietanti'' di Giorgio de Chirico (1918)
  ''Les Deux Saltimbanques'' di Pablo Ruiz Picasso (1901)


''Les Deux Saltimbanques'' (Pablo Ruiz Picasso, 1901, Museo Puskin).
Noto anche come ''Arlecchino e la sua compagna''... un'opera non molto conosciuta di Picasso che, per stile ed atmosfera, lo avvicina agli Impressionisti. Una piccola perla che sintetizza temi gia' narrati in altri quadri precedenti, ma reinterpretati con un tocco garbato, con colori densi e contrasti di luce marcati da linee scure.

Saltimbanchi. Artisti di strada che, terminato lo spettacolo, si ritirano in un caffe', in un bistrot a consumare quel che resta della notte. Visi stanchi, costumi vivaci ed un bicchiere pieno a meta' d'assenzio... lo stesso assenzio dipinto da Degas, ma in chiave differente.
Arlecchino e' assorto, mentre la sua amica incrocia lo sguardo dello spettatore con un pizzico d'indifferenza, la bocca atteggiata in una piega dura. Due compagni, stretti uno accanto all'altra, in attesa del prossimo spettacolo, del prossimo giorno, della prossima occasione... ma insieme, per quanta fatica questo possa comportare.


''Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo'' (Albrecht Durer, 1513).
Arte come specchio d'una ricca gamma di simboli. Arte come immagine che suggerisce un'Idea, mosaico di allusioni, richiami ed enigmi. Questa e' l'arte di Albrecht Durer, nella sua meticolosa creazione d'incisioni ricche di particolari, in un intreccio solo all'apparenza caotico.

Ecco un cavaliere in viaggio. Sta perseguendo una sua Cerca ? Per certo, si tratta d'un'impresa che lo porta a confrontarsi con la tentazione (il Diavolo) e con il rischio che si fa via via piu' incombente man a mano che il tempo scorre nella clessidra (la Morte).

Un viaggio che puo' durate una vita intera, nell'intrico d'una foresta oscura, guidato unicamente dalla visione della propria meta... la', in alto, incorniciata dai rami e dalle montagne.
E, per quanto possa rivelarsi aspro il cammino, conforta scorgere l'espressione di serena fermezza stampata sul viso del cavaliere...

  ''Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo'' del Durer (1513)
  ''Il Caffe' di Notte'' di Vincent Van Gogh (1888)


''Il Caffe' di Notte'' (Van Gogh, 1888, Yale Art Gallery).
Torniamo alle atmosfere dense e fumose dei caffe', alla vita notturna, ai ritmi sregolati o, semplicemente, ribaltati di chi vive la citta' solamente dopo il tramonto, quando la luce si raccoglie nei locali e lascia le strade vuote, al buio.

Magnifico olio su tela caratterizzato da una vibrante ricchezza di colori, pennellate che scolpiscono l'immagine e rendono appieno la qualita' della luce che piove sulle figure rappresentate nel caffe' notturno. L'orologio accanto all'uscita rammenta che, la' fuori, c'e' un mondo addormentato, ma il padrone del locale, dietro al biliardo in attesa non manchera' d'accoglierci e versarci un goccio di liquore.

Custos ? Quid est noctis ? C'e' ancora tempo, prima di tornare a casa. C'e' tutto il tempo del mondo...


''Il Bacio'' (Edvard Munch, 1892).
Un altro Munch. Un'altra coppia d'amanti. Un altro bacio, proposto in chiave assai diversa dal morboso, dolcissimo abbraccio della coppia gia' ammirata nel Vampiro.

Olio su tela con una predominanza di toni freddi eppure vivaci, con pennellate rapide, nervose che definiscono la scena, in un netto contrasto con le luci calde della strada. Intimo, complice compiacimento che coglie gli amanti stretti a margine della visuale, quasi a volersi sottrarre all'attenzione.

E' una storia assai differente da quelle che spesso Munch ci propone. Una storia segreta, ma priva dell'angoscia livida di altri suoi quadri, spazzata via dal trasporto, dalla passione d'un gesto d'amore.

  ''Il Bacio'' di Edvard Munch (1892)
  ''Ettore e Andromaca'' di Giorgio de Chirico (1917)


''Ettore e Andromaca'' (de Chirico, 1917, Galleria Nazionale di Roma).
L'abbraccio prosegue e diviene eterno, gli amanti si tramutano in simbolo, mentre torniamo a varcare la soglia del Mondo delle Idee, accompagnati dal pennello di de Chirico.

I toni freddi s'accendono di passione, tornando al trionfo d'arancio e di verde, mentre le forme complesse replicano l'umanita', il sentimento d'un gesto di tenerezza sotto la luce abbacinante d'un eterno 'meriggio che proietta ombre dense sulla scena. Il Qui ed Ora degli amanti.

E quando Ilio sara' caduta, quando Ettore giacera' morto... allora e solo allora, vi sara' tempo per il rimpianto, per il ricordo amaro, per il dolore.


''Assenzio'' (Vincent Van Gogh, 1887).
L'assenzio torna a riproporsi, in un'opera di Van Gogh, stavolta; quella che potremmo definire come ''natura morta'', a meno di non volerlo considerare un ritratto della Fatina Verde.

Le pennellate sottili e marcate danno un senso di mobilita' alla scena, come a suggerire un che d'illusorio, d'incerto. Il verde sbiadisce, si mescola al giallo, mentre la brocca ed il bicchiere restituiscono una qualita' unica d'opalescenza richiamata dalla vetrata, poco oltre il tavolino.

Guardiamo la tela e scrutiamo nella strada, alle spalle d'un passante. Guardiamo la brocca e ci scrutiamo dentro, persi in sogni liquidi ed incerti da cui unicamente la solidita' del legno e del marmo ci traggono in salvo.

  ''Assenzio'' di Vincent Van Gogh (1887)
  ''Il Bevitore d'Assenzio'' di Edouard Manet (1858)


''Il Bevitore d'Assenzio'' (Edouard Manet, 1858, Carlsberg - Glyptotek).
Prosegue il gioco di richiami e d'intrecci in quella che diviene una narrazione silenziosa che ha per protagonista la Fatina Verde... o l'illusione creata dal ricordo d'un'epoca.

Una figura sfuggente, quasi anonima, costituisce il fulcro della scena, altrimenti spoglia, simile ad un palcoscenico, rappresentata con tonalita' sfumate. Colori sporchi, mescolanza d'ocra e di ruggine, cui il giallo del pavimento ed il verde dell'assenzio fanno da contraltare cromatico suggerendo che non tutto sia come sembra.

La figura pare sul punto di lasciare il suo bicchiere posato accanto a se', con un gesto che ricorda un passo di danza. Qual'e' il senso ? Forse, ci sta invitando a seguirlo, per rivelarci i suoi segreti... o per proporci nuove e piu' accattivanti illusioni ?


''Nudo su Cuscino Blu'' (Modigliani, 1917, National Gallery).
Allettante promessa di tenerezze e di passioni, consumate nel calore dell'alcova. Epilogo d'una vicenda o principio d'un amore ? Di certo, c'e' unicamente la bellezza dell'immagine, conservata dalla tela.

Figura dalle forme piene, rigogliosa e sensuale, plasmata dal colore in calde tonalita' esaltate dallo sfondo d'un rosso denso, vibrante. Linee nere per sottolineare, per esaltare e restituire il fascino della nudita', cui si contrappongono la tenerezza del sorriso e dello sguardo.

Allorche' Modigliani espose per la prima volta i suoi nudi, la mostra che l'ospitava venne chiusa per oltraggio al senso del pudore. Sorprende sempre scoprire come il pudore venga oltraggiato dalla bellezza, ma non dalla stupidita'.

  ''Nudo su Cuscino Blu'' di Amedeo Modigliani (1917)
  ''Early Sunday Morning'' di Edward Hopper (1930)


''Early Sunday Morning'' (Hopper, 1930, Whitney Museum).
Domenica mattina. Calda e soleggiata. Lenta e pigra. Una domenica come tante altre, in un'anonima cittadina di provincia con i suoi edifici silenziosi, le sue finestre tutte uguali, le sue vetrine buie. Il cielo e' terso, le ombre nette, in una prospettiva dominata da linee dure, da contrapposizioni decise. Pura ed intensa attesa del mattino che s'affaccia assieme alle sue promesse.

Il rosso pastoso del basso caseggiato che s'estende ininterrotto lungo la via si pone a contrasto col verde cupo delle ombre, col giallo polveroso della strada, con l'azzurro che trascolora in un bianco pallido a suggerire la cappa d'afa che presto calera' sulla cittadina.

In questa quiete mattutina, non c'e' spazio per le persone. Non ancora. Questi sono i momenti in cui le cose riprendono la propria concretezza dopo la parentesi delle ore notturne, dopo l'inquietudine dell'incubo o la dolcezza del sogno. Questo e' l'istante, catturato in tutta la sua immediatezza, in cui si torna alla realta'. L'estrema soglia del mattino.


''Black and Violet'' (Vasilij Kandinskij, 1923).
Colorata, dualistica astrazione appartenente al periodo del ritorno in Germania, gli anni della partecipazione al lavoro di Klee e del Bauhaus di Weimar. Precisa, variopinta corrispondenza di forme che suggeriscono movimento e vitalita' in un gioco squisito che tramuta la fredda geometria in un messaggio piu' immediato, piu' appassionato.

Il colore viene esaltato attraverso la demarcazione, mediante il netto contrasto con la linea scura e l'impiego del giallo, in molteplici e dense sfumature. Il nero ed il viola conquistano una loro identita' che trascende la fisicita' e ci porta sulla soglia estrema d'un mondo fatto di concetti incarnati, di idee purissime slegate dalla forma. Vibrante emozione cromatica.

Non e' raro incontrare persone che sostengono, chi con sussiego, chi con incomprensibile baldanza, di non capire l'arte astratta. In ultima analisi, andrebbe spiegato loro che l'astrazione va semplicemente accettata ed assaporata, non criticata.

  ''Black and Violet'' di Vasilij Kandinskij (1923)
  ''Nighthawks'' di Edward Hopper (1942)


''Nighthawks'' (Edward Hopper, 1942, Art Institute of Chicago).
Un preludio all'assolato e pigro risveglio domenicale. Una premessa silenziosa ed incisiva calata nel cuore d'una notte che potrebbe durare per sempre, alla luce impietosa dei freddi neon. Il medesimo palazzo dalla facciata rossa, testimone attonito ed estraneo posto sullo sfondo. La medesima strada anonima e deserta.

Stavolta, le persone ci sono e costituiscono il fulcro della scena. Sono loro, i predatori notturni. Anime di frodo, attirate dalla luce come lo sono le falene. Inquiete e sole, eternamente di passaggio in attesa di tornare a tuffarsi nella notte in cerca d'un desiderio inespresso o di una nuova occasione. Prima che venga il giorno, a dissipare le illusioni e a chiedere di tornare alla razionale, rassicurante quotidianita'.

Peccatori dalle magnifiche ali e dal cuore stanco, radunati per un poco in questo luminoso angolo di vita. Le spalle curve, intenti riprendere il fiato e a sorseggiare un ultimo caffe' prima di tornare la' fuori, oltre i confini della tela, dove ci sono soltanto il buio e le loro speranze.

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